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Riservatezza e dati

L'accordo è sempre con l'azienda: firma lei, paga lei, anche quando il lavoro è su una persona sola. Da qui parte tutto il resto, e il resto è che i contenuti di quello che le persone mi dicono non tornano a chi paga.

Lo dico al committente prima di cominciare, con queste parole: «pagate voi, e non vi arriva niente di quello che le persone mi dicono». Non è una riga in fondo a un contratto che si scopre dopo. È la prima cosa che metto sul tavolo, perché se non ci stai è giusto che ce ne accorgiamo prima, non a lavoro avviato.

Il lavoro si fa sul materiale della persona, e quel materiale resta della persona. Non è un archivio che alla fine passa all'azienda: non passa, né alla fine né durante. E la persona non paga: né in tutto né in parte.

Cosa riceve l'azienda

I contenuti non arrivano mai: chi ha detto cosa, con quali parole, di chi ha parlato, cosa pensa di chi. Nemmeno riassunti.

Che il lavoro ci sia stato invece lo sai, e sai come procede: che gli incontri si sono tenuti, con quale regolarità, se stanno andando avanti o se sono fermi.

E se quello che ho davanti non si risolve dentro un colloquio ma dipende da come è organizzato il lavoro, quello lo dico, perché è l'azienda a poterlo cambiare.

C'è una cosa diversa dai contenuti, ed è quella che mi dicono in tanti. Quando la stessa cosa mi arriva da più persone, smette di essere il segreto di qualcuno e diventa un fatto dell'azienda: quello te lo dico, come tema e senza nomi. E te lo dico solo quando è abbastanza condiviso da non puntare il dito su nessuno: se a dirmelo sono in due, resta dentro.

Per lo sportello vale una cosa in più: sai quante ore sono state usate, non da chi. E c'è una sola porta oltre il confine, e la apre la persona: se vuole portare lei qualcosa all'azienda, si fa, e si fa solo se lo decide lei.

Più persone della stessa azienda

Quando lavoro con più persone dello stesso posto serve attenzione, e serve a me: attenzione a non mescolare le informazioni fra loro.

Perché il confine regge

Non me lo sono inventato io. Sono iscritto all'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto, sezione A, numero 13058, e puoi controllarlo sull'albo nazionale. Rispondo a un codice deontologico che stabilisce cosa posso dire e cosa no. Non è una cortesia che faccio alle persone: è la condizione a cui esercito.

Quello che ti chiedo di accettare, se sei tu a firmare, è di pagare un lavoro di cui non leggerai i contenuti.

Lo stesso confine, raccontato dalla parte di chi lo sportello lo usa, sta in chi lo usa.