Come lavoro
Non ho un catalogo da cui pescare. Ogni intervento lo costruisco sulla situazione che trovo, perché quello che si può standardizzare dentro un'azienda è poco e non è la parte che si è inceppata. Quello che resta uguale ogni volta è come comincio, ed è questo.
La sequenza, dall'inizio
Si comincia dal primo contatto, di solito al telefono. Ci sentiamo, mi racconti cosa sta succedendo e io capisco qual è il problema, o almeno il problema come lo vedi tu, e cominciamo a capire dove c'è da mettere le mani. Se ha senso vederci ti propongo un incontro, e insieme alla proposta ti dico chi deve esserci. Non è una questione di agende: decidere chi siede al tavolo è già un intervento sull'azienda, prima che io abbia fatto una sola domanda. Ne ho scritto a parte, nel primo incontro.
Poi vengo in sede. A seconda di quello che mi hai chiesto faccio domande, indago, giro dove serve. Non arrivo con una griglia da riempire, ma prima di proporre qualsiasi cosa devo conoscere tre cose: le persone, il contesto in cui lavorano, e come sono messe fra loro. Guardo la situazione dentro il posto in cui è nata. Quando ho capito abbastanza ci sediamo e ragioniamo insieme su come muoversi, e da lì ti faccio una proposta. Se ci stiamo, si comincia, e il lavoro lo facciamo insieme alle persone che quella cosa la tengono in piedi.
Se non è roba mia te lo dico subito, e se so a chi rivolgersi te lo indico. Preferisco dirlo prima di cominciare che a metà.
Non ho pacchetti
Ho un modo di cominciare, e da lì in poi il formato dipende da cosa è venuto fuori: incontri di gruppo, incontri individuali, accompagnamento psicologico individuale con chi decide su una decisione che ha in mano, lavoro su un tema preciso o su qualcosa che si è allargato a tutta l'azienda. Non pretendo che sia per forza una seduta. Quanto dura si decide dopo aver guardato, non prima.
Una cosa la dico presto: il problema dichiarato non sempre è quello reale. Capita che lavorando venga fuori dell'altro, e in quel caso te lo dico invece di andare avanti con quello che ci eravamo detti all'inizio.
Il mio modello è l'esplorazione. Costruisco collegandomi a quello che trovo, non standardizzo quello che non si può standardizzare, e apro strade nuove dove vedo che c'è risultato. Vuol dire prova ed errore, e vuol dire anche sbagliare. Posso essere un rifugio, posso essere un propulsore, posso essere quello che serve nel momento in cui serve.
Cosa ti arriva e cosa no
L'accordo è con l'azienda: firma lei, paga lei, anche quando il lavoro è su una persona sola. Quello che le persone mi raccontano nei colloqui resta tra me e loro: è una regola del mestiere, e la dico a tutti prima di cominciare. A te arriva che il lavoro c'è stato e come procede, e se quello che emerge dipende da come è organizzato il lavoro te lo dico, perché quello è in mano tua e si può cambiare. Per esteso, coi tre livelli, sta in riservatezza e dati.
La formazione
Faccio anche formazione, ed è la linea che non si è mai interrotta dal 2017: in aula con le aziende, in aula con chi un lavoro lo sta cercando, e uno a uno sul materiale della persona. Come la faccio l'ho scritto in formazione.
Se ti hanno parlato di me
Magari sei qui perché qualcuno ti ha fatto il mio nome. Cosa vale per chi lo fa, e cosa non gli torna indietro, l'ho scritto in se ti viene in mente il mio nome.