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Il primo incontro

Al telefono butto giù le prime informazioni e comincio a farmi qualche ipotesi. Ma è ancora presto per essere sicuri di qual è il problema, e da lì a quando ci vediamo può anche essere cambiato qualcosa: l'incontro serve a questo. Insieme alla proposta ti dico anche chi a quell'incontro deve esserci.

Chi partecipa non è una questione di calendari. Se al tavolo c'è solo chi mi ha chiamato, quello che vedo è come lui racconta la faccenda. Se c'è anche il responsabile del reparto, vedo cosa succede fra loro due mentre la raccontano: chi comincia, chi corregge, cosa nessuno dei due nomina. Se c'è la persona di cui stiamo parlando, cambia di nuovo. Decidere chi siede al tavolo è già un intervento in azienda, prima che io abbia fatto una sola domanda.

La proposta la faccio io, la decisione resta tua. Sei tu che sai chi in quell'ora può esserci e chi no, e se la mia proposta non sta in piedi me lo dici e ne parliamo. Può anche capitare che si cominci in due, io e te che mi hai chiamato, e va bene così: gli altri posso vederli dopo, anche uno per uno. È la situazione a decidere.

Il vincolo di formato è uno solo: la persona coinvolta deve esserci. Se cominciamo in due è perché prima sento te, ma senza di lei non si lavora. Le altre persone coinvolte non è detto, dipende da cosa mi hai raccontato e da cosa mi serve vedere. Per il resto l'incontro può essere di gruppo o individuale.

Dura un'ora e si fa in azienda, magari davanti a un caffè: vengo io. Ascolto, faccio domande, giro dove serve.

Quando ho capito abbastanza ti dico come la vedo: se è una cosa di cui mi posso occupare, come lavorerei, quanto tempo serve. Se non è roba mia te lo dico subito, e se so a chi rivolgersi te lo indico.

Quell'ora non ti impegna a niente, e non te la fatturo. Non è il primo pezzo di un lavoro già deciso: è il momento in cui decidiamo tutti e due se ha senso farlo. Da lì in poi, cosa si fa e per quanto tempo lo stabiliamo insieme.