Chi entra non resta
Assumi, la persona firma, arriva il lunedì mattina. Le fai fare il giro, le dai le scarpe antinfortunistiche e un armadietto, la porti in reparto e la affianchi a uno che il mestiere lo sa. Poi torni al tuo lavoro, perché la produzione non si ferma. Qualche settimana dopo ti arriva la comunicazione, oppure un lunedì semplicemente non si presenta. Rifai l'annuncio, rifai il colloquio, ricominci daccapo.
Intanto in reparto è successo qualcosa che dal tuo ufficio non si vede. Chi lo affianca ha i suoi pezzi da consegnare e nessuno gli ha mai detto che insegnare fa parte del suo lavoro: glielo mostra una volta e poi tira dritto. Il nuovo non sa a chi chiedere quando la macchina fa un rumore che non ha mai sentito, e chiedere due volte la stessa cosa gli sembra già troppo. A mensa si siede dove c'è posto, e dove c'è posto è dove non si è ancora formato nessun gruppo. Alle undici del terzo giorno ha già capito chi si dà una mano e chi no, e ha capito anche se lui è dentro o fuori. Nessuno gliel'ha chiesto e lui non lo dirà.
Da fuori la spiegazione è pronta: i giovani non hanno voglia, non si trova più nessuno, il mercato è quello che è. Sarà. Ma con quella spiegazione lunedì mattina non ci fai niente, e un pezzo è ancora tuo: quello che succede in reparto dal giorno in cui la persona entra.
Sento prima te, che mi hai chiamato: chi è entrato, chi se n'è andato, dopo quanto, e cosa ti hanno detto quando l'hanno detto, che di solito è poco. Poi sento chi è entrato di recente ed è rimasto, e poi chi li affianca in reparto. E guardo i primi giorni: chi gli spiega le cose, a chi si rivolge quando non capisce, con chi mangia. Quando ho capito abbastanza ti dico come la vedo. Chi conviene far sedere al primo incontro lo propongo io, e il resto sta per esteso in come lavoro.
Se quello che viene fuori è la paga, i turni o il capannone ad agosto, te lo dico e mi fermo lì: sono decisioni tue, e non esiste un lavoro sulle persone che le sostituisca. Quello che i tuoi mi raccontano da soli resta tra me e loro: è una regola del mestiere, e la dico a tutti prima di cominciare. Se invece c'entra come è organizzato il lavoro te lo dico, perché quello è in mano tua e si può cambiare.