Vai al contenuto
psiCostapsiCosta

Dopo un infortunio

È successo, e tu hai fatto quello che andava fatto: i soccorsi, le comunicazioni, le carte, la riunione con chi si occupa della sicurezza, il posto rimesso in ordine. Che fosse una macchina, una scala o un pavimento bagnato, il lavoro riparte. Quello che si è rotto e spesso non si vede sono le persone che erano lì.

Chi c'era torna a lavorare nello stesso posto: accanto alla stessa macchina, nella stessa stanza, sullo stesso tratto di corridoio. All'inizio non si parla d'altro; poi non se ne parla più, perché nominarlo comincia a sembrare mancanza di rispetto, e quel silenzio si può scambiare per essere andati avanti. I segnali, da lì in poi, sono piccoli: uno che rallenta su quel gesto lì e si fa dare una mano senza chiederla, uno che domanda il cambio turno per un motivo che non c'entra niente, uno che resta a casa. A mensa i tavoli sono più silenziosi di prima e nessuno ci fa caso, perché ognuno pensa che sia solo il proprio umore.

E poi c'è chi ci pensa la sera a casa senza dirlo a nessuno, nemmeno a chi ci vive insieme, perché gli sembra che non gli spetti: non è stato lui a farsi male. Chi era di turno e si convince di aver fatto qualcosa, o di non aver fatto qualcosa. Chi coordinava quel giorno e adesso controlla tre volte gli stessi passaggi. Sono pensieri che non vengono a bussarti alla porta: a te arriva che il reparto è strano e rende meno.

Sento prima te, che mi hai chiamato: com'è andata e cosa hai visto cambiare da allora. Poi vengo dove è successo, in orario di lavoro, e sento uno per uno chi c'era: chi ha visto, chi è arrivato dopo, chi era di turno dall'altra parte del capannone o in fondo al corridoio. Poi chi coordinava, che può portarsi addosso una parte che nessuno gli ha riconosciuto. Uno alla volta, senza fretta, e si fa solo con chi ci sta: se uno non se la sente, non insisto. Se poi ha senso vedersi anche in gruppo lo decidiamo dopo aver guardato, non prima. Come comincio è sempre uguale e sta in come lavoro.

Quando ho finito ti dico che cosa ho trovato. Quello che ognuno mi dice resta tra me e lui: è una regola del mestiere, e la dico a tutti prima di cominciare.