Non si parlano
Non litigano. Sarebbe più semplice. Si salutano, stanno alle riunioni, rispondono se qualcuno chiede una cosa davanti a tutti. Ma non si rivolgono la parola per lavorare, e quello che devono passarsi passa da qualcun altro. Può esserci un terzo che si è trovato a fare da ponte senza che nessuno gliel'abbia chiesto, e che adesso perde tempo a ripetere due volte la stessa cosa.
Lo vedi in mensa, dove si siedono ai due capi opposti e ognuno ha il suo tavolo di gente. Lo vedi nelle mail messe in copia a te che prima non ti arrivavano. Lo vedi quando uno dice «io l'avevo detto» e nessuno chiede quando l'ha detto e a chi. E lo vedi soprattutto in quello che non succede più: le cose che prima si sistemavano in corridoio in due minuti adesso aspettano una riunione, oppure non si sistemano e diventano un pezzo sbagliato, una consegna che salta, un cliente che chiama te.
La domanda che ti fai è se sono affari loro. Due adulti che non si sopportano capita, e l'idea di metterci le mani sembra sproporzionata. Il punto non è se si sopportano: è se il lavoro passa. Se per farlo passare l'azienda ha dovuto costruire una deviazione, allora è diventato un problema di lavoro e non resta fermo dov'è.
Sento prima te, che mi hai chiamato: che cosa vedi tu e da quando. Poi sento ciascuno dei due per conto suo. Chiedo a ognuno la stessa cosa: come dovrebbe funzionare il passaggio, dove si inceppa adesso, che cosa fa quando si inceppa. Guardo dove si è rotto il pezzo di lavoro, non chi ha cominciato. Poi, se ha senso e se ci stanno entrambi, li metto insieme. L'obiettivo non è farli tornare amici: è rimettere in funzione il passaggio di lavoro che si è rotto. Come si comincia e chi siede al tavolo sta in come lavoro. Quello che ciascuno mi racconta da solo resta tra me e lui: è una regola del mestiere, e la dico a tutti prima di cominciare.
Non arrivo per stabilire chi ha sbagliato. Se quello che ti serve è un giudizio da usare in una decisione già presa, non è quello che faccio, e dirtelo prima ci fa risparmiare tempo a tutti e due. E capita che sentendoli venga fuori che i due sono l'ultimo anello di una cosa che comincia molto prima di loro, in come è organizzato quel passaggio: in quel caso te lo dico, ed è un lavoro diverso da quello che mi avevi chiesto.